
Da quando il dr. Still, padre dell’Osteopatia moderna, sottolineò più di un secolo fa il ruolo preminente dell’arteria molto tempo è passato ma l’attualità dei suoi concetti è più che mai presente. Soprattutto da quando il termine Osteopatia stà diventando sempre più di uso comune, capirne il significato e i principi è indispensabile. Avvicinarsi ed usufruire di una metodica senza conoscerne di che cosa si tratta come
agisce, attraverso cosa e con quali mezzi secondo me non è molto corretto e logico, piuttosto sa più di disperazione e disorientamento. Ecco perché è importante sottolineare la relazione esistente tra il sistema vascolare e le diverse tipologie di tessuto che sono presenti e avvolgono come uno “straccio”il corpo umano.
Per chiarire questo esempio meglio sarebbe paragonarlo alle divertenti giornate di carnevale quando da piccoli ci si travestiva imitando vari personaggi, quello che fa al caso nostro è il fantasma, tipicamente idealizzato con un lenzuolo bianco in testa!
Nel corpo ne riconosciamo più di uno, così ha voluto la natura, disposti in ogni angolo ed a vari livelli all’interno dell’organismo umano, vi troviamo aggrappato praticamente tutto.
Derivati dal medesimo foglietto embrionale chiamato mesenchima, sia l’osso che il sistema fasciale come il muscolo o il sangue tutti ne fanno parte.
Da quando siamo cartilagine all’interno dell’utero materno per arrivare ad anziani con probabili strutture rigide per la presenza di articolazioni bloccate dall’artrosi, la storia di questo passaggio di stato può essere assai varia e complessa.
Quello che si può dire a tale proposito è che questo dovrebbe essere un esempio da non imitare, un traguardo da non avere come obiettivo piuttosto da rifuggere e tenere lontano. L’ideale, per seguire ilpensiero del dr. Still e quindi uno dei fondamenti su cui si basa l’Osteopatia, è quello in cui la sinergia tra i singoli elementi di cui accennavo più sopra, devono mantenersi perfettamente integri nelle loro funzioni appunto di nutrizione, scorrevolezza, plasticità, forza e mobilità. A seguire con la stessa importanza è impossibile non tenere conto anche di un altro concetto ugualmente primario per tale metodica manuale ossia quello della fascia.
Con tale termine si vuole identificare un insieme membranoso molto esteso, in cui tutto è legato, tutto è in continuità, come un’unità funzionale. Il suo principale corollario, base di tutte le tecniche manuali è: la minima tensione, che sia attiva o passiva, si ripercuote su tutto l’insieme. Nascere, mantenersi e morire conservando la massima elasticità possibile: forse è questo il fine ultimo?
Dalla fase uterina a quella adulta il passaggio ad una nuova qualità microscopica delle cellule presenti nel tessuto cartilagineo cambia e si arriva a quello connettivale.
Il connettivo è un tessuto di collegamento con funzione meccanica, nutritizia e di protezione. Il tessuto connettivo rappresenta il 70% circa dei tessuti umani.
Una attività agonistica o allenamenti ad intensità elevata, un qualsiasi trauma , l’invecchiamento stesso, portano, se non correttamente gestiti, ad una perdita di elasticità. Le strutture meno elastiche e quindi con uno scarso coefficiente di elasticità si deformeranno per prime e in modo più evidente. E’ il caso del connettivo collagene.
Esistono quattro tipologie di collagene, alla fine tutte possono essere sintetizzate da cellule diverse o da diversi tipi della stessa cellula: i fibroblasti.
Essi si trovano nel tessuto adulto e sono i costituenti cellulari più numerosi del tessuto connettivo, il quale grazie alla sua fisiologia andrà a secernere proprio tale proteina detta appunto, collagene che a causa della sua inelasticità, è in grado di conferire agli organi in cui si trova una combinazione unica di flessibilità e resistenza: attenzione però a non esagerare…!
I fibroblasti svolgendo un ruolo importante nell’infiammazione e la cicatrizzazione, sono tra i costituenti cellulari più importanti da tenere sotto controllo e a cui fare riferimento in caso di danno tissutale: distorsioni articolari, stiramenti muscolari, distrazioni tendinee, lesioni legamentose e così via.
In effetti sono le cellule fibroblastiche che modificando il loro comportamento in funzione dei fattori meccanici che vi agiscono come la pressione o la tensione. Essi provocano sul tessuto fasciale le seguenti modificazioni :
· una moltiplicazione dei fibroblasti (cicatrizzazione/aderenze) ;
· un orientamento di questi che seguono le linee create dalla tensione o dalla pressione (stretching preventivo) ;
· una secrezione accresciuta del fibroblasta delle macromolecole al fine di rinforzare la fascia rispetto all’aumento delle costrizioni (addensamento-rigidità).
L’addensamento del tessuto connettivo e quindi la sua patologia, è dovuto alla quantità di secrezione di collageno, la quale a sua volta dipende dalla forma della tensione che vi agisce: se la tensione a cui è sottoposto il tessuto è continua e prolungata, le molecole di collageno si dispongono in serie. Le fibre collagene e i fasci connettivi si allungano (fenomeno dell’accrescimento tipico delle posture corrette che rispettano gli assi fisiologici e utilizzano ad esempio la forza isometrica/eccentrica). Se la tensione al contrario è breve e ripetuta, le molecole di collageno si dispongono in parallelo. Le fibre collagene e i fasci connettivi si moltiplicano (fenomeno dell’addensamento, più compatto e resistente ma meno
elastico: ipertrofia, fibrotizzazione, sclerotizzazione del tessuto muscolo/fasciale, caratteristica della forza isotonica).
Prestare attenzione quindi a qualsiasi disagio o dolenzia legata alla nostra struttura muscolo-sceletrica o per sbagliare il meno possibile in un recupero da un infortunio che interessi particolarmente tali elementi anatomici ora probabilmente assume un sapore leggermente diverso perché è proprio in questo momento che subentrando la fase di maturazione, bisogna favorirla e aiutarla, in quanto essa avviene secondo un
allineamento del collagene lungo le linee di forza.
Il fibroblasta è incapace di differenziare “il bene dal male”, se è alterato secerne una sostanza chiamata sostanza fondamentale strutturata ma non fisiologica. Ossia una soluzione mista a sostanze colloido-protei che, fibre connettivali ricche di fibroblasti precursori da un lato di queste mentre dall’altro produttori di tale sostanza e il plasma sanguigno detto anche liquido interstiziale o linfa interstiziale protagonista primario del circolo lacunare. Quest’ultima viene chiamata così perché è al suo interno che tutti i capillari linfatici attingono gli elementi che diventano linfa. Ricchissima di attività metabolica, è un liquido “ vitale”.
Esso si espande nei tessuti e si insinua negli spazi lacunari per versamento. Qui, esaurita la circolazione canalizzata, il liquido si propaga a macchia d’olio grazie alla motilità dei tessuti che scivolano gli uni sugli altri. In questo liquido le cellule attingono direttamente quello che loro serve oppure, si nutrono per osmosi. Questa osmosi cellulare è una delle funzioni principali della linfa interstiziale. In prossimità di ogni tessuto epiteliale, si trova un tessuto connettivo di nutrizione. Tutte le scorie di questa sono immesse nel liquido lacunare, dove i macrofagi li fagocitano, ed eliminati attraverso i capillari linfatici. Il nostro liquido diventa linfa, poi il sangue venoso lo conduce al sistema cardio-polmonare, dove si rigenera primadi iniziare un nuovo ciclo.
I cambiamenti di viscosità della sostanza fondamentale permettono una fissazione d’acqua negli spazi tissulari, prevengono il disseminarsi di infezioni ed influenzano l’attività metabolica della cellula. In effetti essendo composta da questi elementi cellulari può esserne anche influenzata negativamente portando in questo caso all’origine di malattie croniche o per ciò che si è detto prima, legato alla funzione,
un perdita di elasticità per produzione anomala di collageno. Gli spazi lacunari si ridurrebbero enormemente causando ostacolo alla motilità e perturbazione dei fenomeni vitali…! Dobbiamo aggiungere comunque che le cause di irritazione del tessuto connettivo sono multiple e legate a fattori molto diversi tra loro ne descriverò sommariamente alcuni!
Traumi legati alla struttura muscolo-schelettrica di qualsiasi genere che causino anche se in maniera ridotta un edema e quindi un infiammazione, esistono però anche situazioni che pur mantenendo presenti questi due stadi fisiologici risultano essere non evidenti piuttosto misconosciuti. Pensando a tutta la biochimica legata allo stress e quindi alla sindrome di adattamento generale scoperta, studiata, e sperimentata dal premio nobel Selye queste reazioni impercettibili sono spesso presenti. Quindi tutto ciò che riguarda il sistema nervoso vegetativo diventa elemento di disturbo fasciale tanto importante quanto è meno visibile e legato all’inconscio: la psiche con le sue emozioni (PNEI).
Di conseguenza tutti gli aspetti ormonali e immunitari che gli fanno seguito ma che alla fine si traducono sempre con la stessa reazione infiammatoria accompagnata da edema, l’unica differenza è quella se quest’ultimo è localizzato a livello itra o extracellulare.
Come si può notare nulla di questi sistemi, di queste reazioni lavora a compartimenti stagni, tutto si integra ed allo stesso tempo sinergico con l’altro, tutto è uno…
Abbiamo visto come i sistemi vascolare e linfatico sono indissolubili dal sistema delle fasce ma ci siamo anche resi conto da quanto ho scritto più sopra che se la fascia è una parte del motore della circolazione, può essere anche un elemento di disturbo!
A questo punto, concludendo, cosa possiamo fare perché ciò non avvenga? E’ possibile prevenire questa serie di situazioni? Si possono ricondurre a uno stato di equilibrio queste perturbazioni del tessuto?
Ogni operatore della salute chi un campo chi nell’altro è portatore di una sua strategia in tal senso, la distinzione avviene solamente tra la visione legata al danno organico e quella funzionale.
Personalmente essendo un osteopata il mio campo d’azione è quello esclusivo della funzione, a questo proposito esiste tutta una specializzazione all’interno di questa metodica che prende il nome di osteopatia fasciale la quale ha il compito di normalizzare quegli impedimenti del tessuto di cui si diceva prima.
Anche in questo caso per la completezza del lavoro le varie discipline mediche e non mediche potendosi veramente integrare il risultato diverrebbe assolutamente più completo, chiaro, duraturo e con la possibilità quindi di ricavarne un dato scientifico ripetibile…!

è davvero molto interessante ciò che pubblichi. se ti va vieni a dare un'occhiata al mio blog
RispondiEliminatrovo stimolante ripercorrere le informazioni fondamentali che mi hanno spinto a frequentare a roma la scuola di osteopatia, e tu me ne dai l'occasione.
RispondiEliminaè giusto da parte tua mettere dei punti e fare chiarezza nell'interesse degli utenti e di noi terapeuti.
per questo ti ringrazio
marco cinelli