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mercoledì 24 febbraio 2010

NON SOLTANTO PER LE OSSA


Sul meccanismo d’azione dell’osteopatia esistono soltanto ipotesi. Di recente una rivista statunitense ha pubblicato una ricerca che dimostra gli effetti della manipolazione sul sistema nervoso autonomo: in pratica l’osteopatia sarebbe in grado di stimolare o rallentare il battito cardiaco e altri organi interni.


Un altro studio dimostra che è in grado di indurre o inibire l’attività del pancreas, sia in pazienti diabetici, sia in persone sane. È stata infatti osservata una riduzione nei livelli di glucosio a distanza di 30 e 60 minuti da un trattamento di stimolo del pancreas in 150 pazienti affetti da diabete mellito, mentre dopo un trattamento di inibizione è stato registrato un innalzamento dei livelli in 40 pazienti non diabetici. Questo dato, lungi dall’essere un invito a sostituire le terapie convenzionali per il diabete con l’osteopatia, indica una possibile strada per individuare i meccanismi d'azione dei trattamenti osteopatici.

Rediscovering the classic osteopathic literature to advance contemporary patient-oriented research: A new look at diabetes mellitus

John C Licciardone The Osteopathic Research Center, University of North Texas Health Science Center, Fort Worth, TX, USA

lunedì 22 febbraio 2010

OSTEOPATIA E OCCLUSIONE DENTALE


Oggi voglio parlare di un medico che ho avuto la fortuna di conoscere e di vedere all'opera; di una persona estremamente umile malgrado la sua preparazione oserei dire "smisurata". Il Dott. Montorsi è un medico che definisco olistico in quanto è solito circondarsi e collaborare con svariate figure come ad esempio il logopedista, il podologo, l'osteopata e altri ancora.
Ha scritto un bellissimo libro ovvero:

Oltre il Palato
Il metodo Soulet-Besombes secondo Montorsi

Il Dott. Adriano Montorsi, da tempo, utilizza i "dispositivi amovibili Soulet-Besombes" in modo complementare ad altre tecniche, quali l'osteopatia e la podologia non lineare, nell'intento di favorire nell'organismo auto-regolarizzazione, adattamento, omeostasi e autoguida.Nel presente volume spiega con molta chiarezza tutta la propria esperienza scaturita dall'utilizzazione di tale metodica su centinaia di casi dai quali ha ottenuto risultati sorprendenti, facendo seguire all'armonizzazione occlusale, un miglioramento della salute generale sia fisico che psico-emozionale.

mercoledì 17 febbraio 2010

IL BOSS DALL'OSTEOPATA

orietta andreani , nota osteopata romana, iscritta al roi, il registro degli osteopati italiani, ammette: «in occasione del tour italiano di springsteen il suo staff mi ha contattata. la seduta è durata oltre due ore e il lavoro è stato ‘importante’: ho utilizzato varie tecniche manipolative per eliminare le tensioni, poi sono passata alla fase di rilassamento, infine, ho agito stimolando il sistema neurovegetativo ridonargli la giusta carica per affrontare tre ore di concerto. vedendo la performance, devo dire che l’operazione è riuscita perfettamente».

del resto, quando mai capita di avere sotto le proprie mani il boss in persona? ma l’osteopata assicura di non aver fatto una piega: «per me tutti i pazienti sono uguali. non c’è boss che tenga. mi sono impegnata per ottenere il massimo risultato, ed è stato anche un lavoro piuttosto muscolare che, però, alla fine ha dato i suoi frutti. lui era soddisfattissimo e quando mi ha invitato al concerto mi sono resa conto che avevo appena trattato una star!». e, nel caso di orietta andreani, non è e non sarà l’unica.

«si calcola che il 70 per cento dei musicisti soffra di vari disturbi psico-fisici — spiega l’esperta — dovuti a ore e ore di esercizi e dallo stress dovuto ai concerti. nel caso degli orchestrali, ad esempio, si parte dal mal di schiena a dolori al torace per le ultime file degli archi causati dalle fortissime vibrazioni che provengono dai fiati che, a loro volta, perdono col tempo la qualità dell’udito causa vicinanza con le percussioni che, in genere, si trovano alle loro spalle».

perché allora rivolgersi proprio a un osteopata e non a un fisiatra o un ortopedico? «una cosa non esclude l’altra. certo noi potremo puntare a specializzarci — spiega l’osteopata — in musicisti, ballerini e personaggi dello spettacolo grazie al nostro approccio preventivo e curativo a 360 gradi, dovuto a studi d’anatomia, fisiologia e psicologia oltre a una certa capacità di ascolto. l’ideale sarebbe integrare le capacità dell’osteopata con quelle degli altri specialisti, ma, per ora, restiamo nel ‘limbo’ delle medicine non convenzionali». e, a giudicare dalle premesse, forse non è neanche tanto male


DAL BOLLETTINO DELL'ORDINE DEI MEDICI DI BOLOGNA AGOSTO 2009

1. La Osteopatia è professione sanitaria primaria, cioè indipendente, autonoma e distinta dall’area medica.


2. L’attività osteopatica non costituisce, pertanto, esercizio abusivo della professione medica o fisioterapica; tutte le sentenza sino ad oggi pronunciate hanno pienamente confermato questa tesi(vedi, tra le altre, sentenza Tribunale di Genova 23 luglio 2003, pubblicata su Diritto Penale e Processo 8/2004, pag. 1003-1013).


3. La Osteopatia può essere ANCHE praticata dai medici purché abbiano seguito il percorso formativo stabilito a livello internazionale per l’Osteopatia. In Italia la professione dell’Osteopata è tutelata dal Registro degli Osteopati d’Italia, ROI www.roi.it. Il ROI segue lo standard della statunitense American Osteopathic Association, AOA, riferimento mondiale dell’insegnamento dell’Osteopatia, che stabilisce 5.000 ore. In Italia tale monte ore viene raggiunto nelle scuole a tempo pieno.


Fino ad oggi nelle scuole a tempo parziale si sono raggiunti questi standard sommando alle 1.800 ore del corso esaennale di osteopatia (a partire dal diploma

di scuola media superiore) delle scuole aderenti al ROI, le ore dei corsi di laurea o in Medicina e Chirurgia o in Odontoiatria o in Fisioterapia o in Scienze Motorie, il cui possesso rappresenta il prerequisito per l’iscrizione al corso di osteopatia. Il futuro percorso formativo a partire dal diploma di scuola media superiore è di sei anni (oltre 5.000 ore) con laurea magistrale, prevedendo, secondo le normative universitarie, il riconoscimento di crediti universitari a chi è in possesso di titoli. La laurea magistrale che si consegue negli USA e in varie nazioni dell’Unione Europea conferisce il titolo di Dottore in Osteopatia (D.O. degree)


http://www.roi.it/download/concetti_e_principi_dellosteopatia.pdf

http://www.roi.it/download/cos_losteopatia.pdf

http://www.roi.it/download/tecniche_e_trattamento.pdf

http://www.roi.it/download/profilo_professionale.pdf


4. Recentemente è stato costituito il Consiglio Superiore dell’Osteopatia (CSdO), composto esclusivamente da associazioni, cioè un ente di secondo livello che rappresenta in Italia le associazioni di osteopati medici e non medici (il ROI e il CSdO fa parte del Comitato per le Medicine Non Convenzionali in Italia).


5. L’Ordine dei Medici di Bologna nel fissare gli standards per l’autorizzazione dei medici e odontoiatri alla pubblicità sanitaria nelle MNC ha acquisito gli standards del ROI per l’Osteopatia.


lunedì 15 febbraio 2010

ESPERIENZA NEL CALCIO


L'osteopatia ha una grande efficacia nel riequilibrare corpi sottoposti a costrizioni estreme. Per garantire la migliore condizione possibile al professionista la presenza di un osteopata in totale complementarietà con altri professionisti della sanità è fondamentale-

Lo sportivo cerca nell'osteopata un aiuto sia preventivo in vista di allenamenti e competizioni, sia nel recupero post traumatico.

La presenza di un osteopata nell'ambito dell'assistenza sarà quindi d'aiuto allo sportivo, in collaborazione con lo staff medico, per meglio gestire, mantenere o ripristinare le sue capacità in tutte le tappe della manifestazione.

Il ruolo dell'osteopata sarà primario:

  1. nella ricerca di eventuali squilibri che possono dare luogo a sofferenza (tendiniti, torcicollo, tensioni muscolari, disturbi organici funzionali, ansia da recupero…)
  2. per trattare con l'aiuto di tecniche manuali adattate, per alleviare caso per caso ed aiutare l'organismo a riequilibrarsi in modo duraturo.

L'azione dell'osteopata sarà dunque curativa e/o preventiva a seconda della richiesta dello sportivo.

Il calciatore: l'osteopata offre due assi d'intervento al calciatore:

  1. Immediato e curativo.
    • Gli allenamenti e le partite a cui sono sottoposti tendono a sollecitare spesso le stesse articolazioni: caviglie, ginocchia, bacino, vertebre lombari e cervicali.
    • Tutte queste articolazioni sono quindi, sia per sforzi sia per sforzi sia per traumi ai quali sono sottoposte, inclini a perdere la capacità e la qualità del movimento. Queste lesioni osteopatiche sono evidenziate e riarmonizzate dalla mano dell'osteopata D.O. come conseguenza, il calciatore potrà riprendere la sua attività fisica al più presto.
  2. A lungo termine operativo.
    • Il calciatore a livello agonistico deve essere seguito regolarmente da un osteopata D.O. per effettuare un "controllo tecnico" dei diversi segmenti sollecitati dalla pratica sportiva. E' allora possibile intervenire prima dell'istaurarsi patologie croniche tipo: pubalgie, lombalgie o tendinite degli adduttori.
    • L'osteopata D.O. aiuta il calciatore a gestire nel tempo il suo capitale salute. Seguendo gli allenamenti, l'osteopata studia la qualità del gesto del calciatore ed è in grado di apprezzare se è al meglio del suo potenziale fisico.


    E' così che da quest'anno ho l'onore e il piacere di far parte dello staff sanitario della SPAL 1907 gloriosa squadra di calcio di Ferrara che attualmente gioca nella Lega Pro (ex C1).



    Una bella esperienza che mi fa rivivere le sensazioni e le emozioni che vivevo da sportivo all'interno dello sposgliatoio.

    Una bella esperienza, che mi mette nelle condizioni di poter usare la disciplina osteopatica sui calciatori e di avere la soddisfazione di vedere giocare alla domenica ragazzi che in settimana accusavano dolori e fastidi vari.

    E' così che alla domenica a volte si sente il goal fatto da uno dei ragazzi anche un pò tuo.... per quel lavoro "oscuro" fatto sul lettino durante la settimana insieme agli altri amici e componenti dello staff !

    ....non mi resta che dire Forza SPAL !!

domenica 14 febbraio 2010

FINANZIAMENTO AL MUSEO NAZIONALE OSTEOPATICO DI KIRSVILLE





Kirksville, MO - Il Museo Nazionale Osteopatico SNOM ha annunciato di aver ricevuto dal National Endowment for the Humanities (NEH) un finanziamento di $6,000. Il NEH è una agenzia federale indipendente degli Stati Uniti istituita per sostenere la ricerca, l'educazione, la preservazione ed i progetti/programmi in ambito umanitario. Nel corso del 2009 il NEH ha assegnato finanziamenti per un valore totale di $20,000,000 ripartiti tra più di 300 progetti, ma questa è la prima volta il che assegna una donazione al Museo Osteopatico.

mercoledì 10 febbraio 2010

ESPERIENZA DI TRATTAMENTO OSTEOPATICO IN ETÀ PEDIATRICA PER DISFUNZIONI CRANIO SACRALI: CASE SERIES

S. BOSCARINO, V. SAVOIA, P. LA VIOLA


Ospedale Pediatrico Bambino Gesù presidio di Palidoro, Roma,

Dipartimento Chir. pediatrica, U.O Ortopedia,

Servizio di Fisiatria*


http://www.medik.net/atti/SIMFER_08/doc/090.pdf


Introduzione


Da tre anni conduciamo un’esperienza di integrazione diagnostica e di trattamento delle turbe posturali in età 0-18 anni con diagnosi palpatoria osteopatica e tecniche manuali osteopatiche. L’osteopatia craniale, sin da quando è stata proposta, si è focalizzata sulla diagnosi e trattamento del trauma della nascita e delle asimmetrie craniali e conseguentemente è stata descritta una specifica terapia per le plagiocefalie non sinostotiche e per il torcicollo, condizione spesso associata1. L’obiettivo del lavoro è di mostrare come la diagnosi palpatoria osteopatica possa integrare la semeiotica tradizionale rendendo ragione delle alterazioni fisiognomiche e posturali riscontrabili nei neonati normali, con aumentata frequenza negli ultimi anni2,3 e che contribuiscono poi a delineare il complesso quadro dell’asimmetria posturale infantile (IPA)4; essendo il trattamento fisioterapico raccomandato come primo provvedimento nelle plagiocefalie non sinostotiche e torcicollo associato1,2 si vuole richiamare l’attenzione sul fatto che il trattamento osteopatico cranio sacrale potrebbe avere in questi casi un’indicazione elettiva.


Le esperienze condotte in cooperazione con la Divisione di ORL e il Servizio di Strabologia, per quanto limitate attualmente ad una serie di casi, sembrano suggerire che il trattamento osteopatico può essere considerato un potenziale supporto anche in affezioni diverse dalle turbe posturali (otite media recidivante, strabismo convergente per paresi retto esterno)5-10. In base all’esperienza descritta è stata redatta una cartella anamnestica e di obiettività clinica dedicata.


Materiali e metodi


Sono state riviste retrospettivamente le cartelle di neonati trattati dal 2005 al 2008 con osteopatia; il criterio di inclusione comprendeva neonati normali di età inferiore all’anno che presentavano torcicollo e/o asimmetria facciale e/o plagiocefalia non sinostotica; il criterio di esclusione implicava la compresenza di affezioni neurologiche,

genetiche o malformazioni osteoarticolari congenite.


Sono stati selezionati 20 bambini di età compresa fra 1 mese e 12 mesi alla prima osservazione (età media 6 mesi). I dati rivisti concernevano razza, sesso, storia della nascita, trauma perinatale, dati ostetrici (primipara, stuck baby, anomalia di presentazione, uso di ventosa, forcipe, spinte manuali), modalità di allattamento11 disturbi associati, (reflusso,vomito,lacrimazione), asimmetrie cranio facciali movimento della sincondrosi sfeno-occipitale,altre turbe posturali associate. I neonati con torcicollo sono stati sottoposti a esame ecogafico del m.SCM12,13 e Rx cranio e rachide cervicale per escludere sinostosi e malformazioni congenite. I neonati sono stati fotografati all’inizio e alla fine del trattamento2,3. I neonati sono stati sottoposti a trattamento osteopatico cranio sacrale e fasciale per un numero medio di sedute di 6 (da 4 a 10) nel primo anno. Venivano consensualmente impartiti consigli ai genitori per il posizionamento del bimbo a letto e durante il giorno.


Per ogni neonato trattato con osteopatia abbiamo esaminato 3 bambini di età compresa fra 3 e 8 anni, che si rivolgevano al nostro Servizio per disturbi posturali del rachide e degli arti inferiori, ma presentavano anche le stesse alterazioni fisiognomiche,seppure di entità più lieve,dei neonati trattati. Anche su questi bambini, che presentavano torcicollo e asimmetrie cranio facciali veniva condotta la medesima indagine anamnestica che per i neonati ricercando l’esposizione al fattore rischio costituito da difficoltà alla nascita o

impegno precoce o stuck baby. All’esame palpatorio osteopatico anche questi bambini risultavano portatori di disfunzione craniale.


Veniva pertanto indagata anamnesticamente la vulnerabilità nei primi anni di vita di alcuni organi e apparati che predittivamente potevano essere interessati dalla disfunzione craniale: apparato respiratorio per otiti, riniti, adenoiditi e ipertrofia tonsillare, bronchioliti, digerente

per reflusso gastroesofageo, apparato stomatognatico per mal occlusione e disturbi ATM, lingua e pavimento buccale per deglutizione atipica, disturbi del linguaggio, muscolatura estrinseca oculare, irritabilità, disturbi del sonno, disturbi dell’attenzione, ipereccitazione

motoria, cefalea.


I risultati preliminari emergenti dall’esame di questo gruppo di controllo naturale (bambini esposti all’identico fattore rischio inerente la nascita, con disfunzione cranica non trattata), ci hanno indotto a prospettare alla Divisione di ORL e al Servizio di Strabologia la possibilità di un supporto terapeutico costituito dal trattamento manipolativo osteopatico in affezioni di loro pertinenza: Otite media recidivante, disturbi della muscolatura estrinseca oculare4-10.


Vengono presentati :1 caso di strabismo convergente per paresi del retto esterno di ndd, in neonata di 4 mesi, 5 casi di OMR (otite media recidivante). La neonata con strabismo convergente è stata sottoposta a RM del cranio13. I bambini con otite catarrale recidivante

sono stati sottoposti ad esame audioimpedenzometrico prima e dopo trattamento osteopatico, esame Rx del cranio e r. cervicale14, e in un caso a TC del cranio per sospetto colesteatoma.


Tutti i bambini all’esame palpatorio osteopatico mostravano disfunzione cranica. La paziente con strabismo convergent5 ha effettuato trattamento osteopatico cranio sacrale e trattamento ortottico (bendaggio)15,16. I pazienti con otite catarrale recidivante avevano eseguito in precedenza i trattamenti prescritti dai colleghi ORL, senza beneficio. Sono stati sottoposti a trattamento osteopatico cranio-sacrale.


Risultati


Gruppo neonati

I bambini erano tutti di razza caucasica, 8 maschi (40%) e 12 femmine (60%). Tutti avevano in comune il dato anamnestico di difficoltà al momento del parto o nell’ultima fase della gravidanza. Trauma della nascita: cefalo ematoma 3, stiramento del plesso 2, frattura di clavicola 1. Tutti e 20 i neonati presentavano torcicollo 10 dx (50%) e 10 sin (50%) 12 asimmetrie craniofacciali, 2 facciali, modellamento parietale 1, plagiocefalia frontale 2, plagiocefalia posteriore 4, aumento diametro bi parietale 3. Gli esami ecografici dello SCM mostravano ematoma in fase di organizzazione1 e sostituzione fibroadiposa 117, ematomi recenti 4, struttura normale e simmetrica 8 casi, contratture asimmetriche con

aumento di spessore 2.


Gli esami RX, mostravano aumento del diametro biparietale in 3 casi, normalità in 14 casi, appiattimento del parietale unilaterale 1, lateroflessione cranica 1, ipoplasia fossa cranica posteriore 1. La diagnosi osteopatica di disfunzione cranica evidenziava: Compressione

cranica 7 (45%) Lateroflessione cranica 6 (30%) Strain laterale 3 (15%) Torsione cranica 3 (15%) Strain verticale 1 (5%).Tali dati sono in accordo con l’esperienza condotta dalla Sergueef nel 20061. Altre turbe posturali associate: metatarso addotto 2, deviazione rachide cervicale 2, esoforia 1, frattura clavicola 1, PTC 1,disturbi della marcia 3(sulle punte 1, in intrarotazione 2). Altri disturbi associati: vomito a getto 2, malattia da reflusso gastroesofageo 2, deficit d’attenzione 2, ipertrofia turbinati 2.


Alla fine del trattamento osteopatico il torcicollo era risolto in 19 casi, con ripresa della rotazione cervicale dal 95 al 100%. La plagiocefalia era migliorata in tutti i casi trattati e documentata nei 2 casi più severi dall’esame RX post-trattamento. In 1 caso in cui permaneva lieve atteggiamento di flessione laterale del collo, visibilità della plagiocefalia e predisposizione a episodi di otite ricorrente, verrà eseguito riesame del caso a noi pervenuto

all’età di 10 mesi da altro centro in cui era sottoposto a trattamento neuro riabilitativo.


Lo strabismo convergente si è risolto dopo due mesi di trattamento osteopatico e ortottico (bendaggio).


Conclusioni


L’asimmetria nel’infanzia è una diagnosi con un ampio spettro di caratteristiche che esprimono un’anomala forma di parti del corpo o di posture e movimenti scorretti che possono essere strutturate e/o funzionali con espressione localizzata o generalizzata. (van Viimmeren). Viene descritto in letteratura un aumento di queste alterazioni, dovuto alla posizione supina consigliata per dormire, al fine di prevenire la SIDS. Tuttavia altri autori descrivono la presenza di queste alterazioni alla nascita e trovano una stretta relazione con la storia della nascita stessa. In presenza di queste alterazioni alla nascita, l’abitudine di dormire supini può indurre plagiocefalia. La revisione della letteratura concorda nell’individuare il primo step di trattamento nei consigli per il corretto posizionamento a letto e durante il gioco,

e nella fisioterapia. Secondo l’esperienza portata in questo lavoro il trattamento cranio sacrale si mostra come un trattamento possibile e consigliabile, per la delicatezza del gesto e per l’outcome davvero notevole. Inoltre l’intervista anamnestica del gruppo di controllo, mostra come la presenza di disfunzione craniale sembri avere un ruolo di concausa in una certa vulnerabilità di alcuni organi e apparati nella prima infanzia. Tale vulnerabilità non sembra peraltro essersi verificata finora in 19 dei 20 neonati trattati con osteopatia cranio sacrale nei primi mesi di vita, e seguiti in follow-up.


Sotto questo riguardo, che andrà approfondito con ulteriori studi prospettici, il trattamento osteopatico acquisterebbe un plusvalore di Medicina preventiva nell’età dello sviluppo. Il fine del trattamento osteopatico infatti non è mai l’ottimizzazione della forma, ma l’ottimizzazione della funzione, in un approccio globale all’essere umano.


Bibliografia


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2. Stellwagen L, Hubbard E, Chambers C, Jones KL. Torticollis, facial asymmetry

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3. Peitsch WK, Keefer CH, LaBrie RA, Mulliken JB. Incidence of cranial

asymmetry in healthy newborns. Pediatrics. 2002;110:e72.

4. Philippi H, Faldum A, Jung T, Bergmann H, Bauer K, Gross D, Spranger

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5. Pintal WJ, Kurtz ME. An integrated osteopathic treatment approach in

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17. Do TT., ”Congenital muscular torticollis: current concepts and review of

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lunedì 8 febbraio 2010

UN SOGNO CHIAMATO OSTEOPATIA

Un sogno chiamato Osteopatia....

Questo è il progetto in cui sto mettendo le mie energie ! Una scuola di Osteopatia che insegna i fondamenti dell'Osteopatia, come avrebbe voluto il "Vecchio Dottore".

Mi immagino già il giorno in cui la scuola prenderà vita, dove dopo il benvenuto agli aspiranti osteopati, ripercorrendo la memoria di Still potrà dire...come disse a sua volta lui...incominciamo dalle ossa...!!

Sarà una scuola dedicata al mio "MAESTRO Gigi Peracca" salito in cielo a far quattro chiacchiere con i grandi dell'osteopatia a cui appartiene e per navigare in mari infiniti con il vento sempre a favore !

Chiunque vorrà partecipare al mio progetto sarà ben accetto !!!

RUOLO DELL’OSTEOPATIA NELLE MALATTIE AUTOIMMUNI

A cura del Dr. Franco Silvestri

L’"Osteopatia" è una "medicina complementare" fondata su basi scientifiche alla fine dell’800 dal Dr. A. STILL negli Stati Uniti. Si fa spesso confusione sull’etimologia: dal greco Osteon (ossa) e Pathos (sofferenza) dall’inglese Path (sentiero, la via per). E’ una terapia manuale che si avvale degli strumenti diagnostici e condivide i fondamenti scientifici della medicina istituzionale.

L’Osteopatia vede l’individuo come un sistema integrato dove ogni "parte" collabora insieme alle altre per il benessere del corpo. L’osteopata, sulla base di una conoscenza approfondita del corpo umano e delle interazioni del sistema che lo compongono, esamina il paziente nella sua globalità cercando l’origine del problema.

Le tecniche osteopatiche hanno un approccio dolce in grado di alleviare il dolore causato da varie affezioni/patologie in pazienti di ogni età: dal neonato all’anziano, nello sportivo e nelle donne in gravidanza.

Mira al mantenimento e al ripristino dell’omeostasi corporea: una condizione di equilibrio che si realizza attraverso la cooperazione dei vari sistemi che costituiscono il nostro corpo. Il trattamento osteopatico considera le problematiche muscolo-scheletriche, le disfunzioni fasciali e viscerali, le problematiche intracraniche e quelle somato-emozionali integrate in un unico sistema.

I PRINCIPI OSTEOPATICI

1) DISFUNZIONE OSTEOPATICA: qualsiasi modificazione a carico della posizione o del movimento fisiologico delle strutture corporee (articolazioni, ossa, muscoli, fasce o visceri)

2) IL MOVIMENTO VISCERALE: ogni organo o viscere possiede un movimento fisiologico proprio che lo caratterizza suddivisibile in:

  • movimento indotto dal sistema nervoso somatico (mov. volontari somatici)

  • movimento indotto dal sistema nervoso autonomo (mov. involontari: cardiaco, diaframmatico, peristaltico)

  • movimento proprio della motilità viscerale (movimento embriogenetico)

3) IL MECCANISMO RESPIRATORIO PRIMARIO (MOVIMENTO CRANIO-SACRALE): il cranio compie un continuo micromovimento d’espansione e di retrazione, definito M.R.P. Ha inizio il 25° giorno di vita intrauterina, possiede un’ampiezza tra 12/14 micron e una frequenza tra 8 e 12 impulsi al minuto. Ha la funzione di assicurare la circolazione dei liquidi all’interno del cranio. Il cervello con le sue fasi cicliche d’espansione e retrazione spinge il liquido cefalorachidiano (LIQUOR) all’interno del sistema Craniosacrale (scatola cranica, canale spinale e sacro) dando luogo per gli osteopati al terzo sistema circolatorio

4) LA REGOLA DELL’ARTERIA E’ ASSOLUTA E UNIVERSALE: é fondamentale per qualsiasi tessuto del corpo che il flusso sanguigno e in particolare quello arterioso venga mantenuto nella sua integrità. Il sangue è il mezzo attraverso cui tutta una serie di fondamentali sostanze nutritizie e immunitarie arrivano a bersaglio.

5) LA FUNZIONE REGOLA LA STRUTTURA: tra la struttura del corpo umano e la sua funzione esiste una relazione diretta dove una influenza l’altra. Se avremo una lesione o una patologia di un organo o apparato sicuramente la sua funzione verrà condizionata. Un apparato o organo che funziona male, con il passare degli anni, modificherà la sua struttura.

6) L’INTEGRAZIONE DEI SISTEMI: una lesione in qualsiasi parte del nostro corpo avrà delle conseguenze su altri organi e/o apparati più o meno vicini. Esempio: una distorsione alla caviglia se non curata adeguatamente può dare problemi al ginocchio, anca, bacino o colonna. Un blocco diaframmatico potrà avere delle ripercussioni sulla giunzione gastro-esofagea, portando se cronicizza a problemi di reflusso.

7) LA PRIMARIETA’ NELLA PATOLOGIA: l'obiettivo per un osteopata è quello di capire qual è la causa di una disfunzione osteopatica. Nell’esempio semplificativo bisognerà lavorare la caviglia anche se il paziente si presenterà lamentando magari dolore alla lombare.

8) IL CORPO SI ADATTA CREANDO NUOVE DISFUNZIONI: per capire qual è la disfunzione primaria bisogna sempre tener presente che il nostro corpo ha la capacità di adattarsi, modificando la postura piuttosto che la posizione o il movimento di un singolo osso, per non sentire dolore. Questo meccanismo di difesa provoca però altre disfunzioni. L’osteopata dovrà risalire, facendo il percorso a ritroso, alla disfunzione primaria.

LE MANIPOLAZIONI OSTEOPATICHE

Le manipolazioni in Osteopatia hanno lo scopo di ridonare il movimento fisiologico alle strutture anatomiche che lo hanno perso.

  • M. Osteoarticolari: consistono in sollecitazioni delle strutture articolari con le quali si cerca di neutralizzare i disturbi sensoriali delle afferenze dei recettori propriocettivi e nocicettivi di muscoli, tendini, legamenti e capsula articolare.

  • M. Fasciali: Analogamente alle precedenti, sottintendono gli stessi obiettivi però rivolgendosi prevalentemente al tessuto fasciale e alle aponeurosi.

  • M. Viscerali: (tecniche di mobilizzazione degli organi interni) Con esse si tenta di rieducare i recettori interocettivi e viscerocettivi e ridonare motilità e mobilità agli organi interni giacché tali caratteristiche sono indici di vitalità.

  • M. Craniosacrali: Si tratta di sollecitazioni dolci ma profonde delle articolazioni e suture craniche del sacro e del M.R.P. allo scopo di normalizzare il movimento nel tentativo di neutralizzare i disturbi sensoriali delle afferenze dei meccanocettori delle meningi.

APPLICAZIONI OSTEOPATICHE ALLE CONNETTIVITI E IN PARTICOLARE AL L.E.S.

PATOFISIOLOGIA

La cartilagine articolare non è vascolarizzata per cui la funzione di portare i nutrimenti è lasciata al liquido sinoviale. Il trasferimento di nutrimento, farmaci, immunocomplessi e altri prodotti di scarto nel liquido sinoviale dipende dalla diffusione. Per questo motivo è estremamente rilevante la permeabilità della membrana sinoviale. Da studi istologici la cartilagine è meglio preservata in quelle parti dell’articolazione dove la superficie articolare è soggetta a compressione intermittente. Questi tipi di contatti provocano una nutrizione locale della cartilagine ed una mobilizzazione degli immunocomplessi da quest’area.

SISTEMA ORTOSIMPATICO

Nelle articolazioni con connettivite il consumo di ossigeno è aumentato di venti volte rispetto a quello usato normalmente dalla membrana sinoviale. L’aumento dell’attività ortosimpatica compromette il flusso di sangue e quindi di ossigeno, di nutrimento e farmaci in quest’area. I tessuti in ipossia possono causare un rilascio di leucociti che si legano alle membrane basali. Questo ispessimento ulteriore diminuisce la diffusione dentro e fuori del liquido sinoviale dell’articolazione. Siccome la struttura e la funzione sono strettamente correlati e siccome la connettivite altera la struttura non mi sorprendo nel dire che la connettivite interviene nelle disfunzioni somatiche. Continui stimoli sensitivi al midollo da un’articolazione in disfunzione aumentano gli stimoli facilitati in questo segmento.

L’infiammazione di un’articolazione di un paziente con i segmenti spinali facilitati è spesso accompagnata da una disfunzione viscerale azionata dall’innervazione ortosimpatica di questi segmenti. Questa relazione può essere anche reversibile: per es. alcune malattie viscerali sono associate a complicazioni artritiche. La relazione dell’artrite reumatoide a livello lombare in paziente con colite è un comune esempio.

L’innervazione somatica e le afferenze somatiche riferite al midollo spinale lombare sono collocate tra T11-L2 mentre l’innervazione ortosimpatica al colon è da T10 a L2. L’aumento delle afferenze dalle articolazioni superiore T2-T8 può riflettere l’aumento dell’attività simpatica al tratto gastrointestinale superiore (T5-T9) portando ad una riduzione della tolleranza dei FANS usati nel trattamento dell’artrite.

L’ortosimpatico è capace di aumentare la sintomatologia e la patogenesi nelle connettiviti e quindi anche nel LES. Aumentando l’attività simpatica si sensibilizza la percezione del paziente al dolore e questo gioca un ruolo nello spasmo muscolare e nella contrattura che limita il movimento ed intensifica la deformità. Un riflesso di un stimolo ortosimaptico provoca cambiamenti patofisiologici che causano segni e sintomi che portati all’estremo possono risultare in una diagnosi di distrofia riflessosimpatica. L’iperattività simpatica in questa condizione comporta anche l’iniziale erosione ossea vista nei pazienti con artrite reumatoide.

SISTEMA SOMATICO

Le disfunzioni somatiche giocano un ruolo nella patogenesi della degenerazione artritica, posture errate, aumento del peso e mal allineamenti della colonna aumentano i meccanismi di stress nelle articolazioni dei pazienti La mancanza di movimento articolare, come succede nelle disfunzioni somatiche, incoraggia la degenerazione e la fibrosi. E’ stato dimostrato che movimenti passivi possono aiutare la rigenerazione della cartilagine. Come nelle disfunzioni somatiche la degenerazione artritica si manifesta per prima nei movimenti minori di un’articolazione.

Pazienti sofferenti di connettiviti hanno solitamente una grande disfunzione somatica miofasciale. E’ stata dimostrata un’alta incidenza di trigger points miofasciali in pz. con questi problemi articolari. Il dolore e la rigidità nell’articolazione in questi pz. spesso miglioravano o sparivano se erano trattati i trigger points vicini. I trattamenti di disfunzioni miofasciali che includevano il trattamento dei triggerponts, frequentemente migliorano il range di movimento dell’articolazione. Ci sono forti relazioni tra il livello psicoemozionale e somatico in pz. che hanno trigger points miofasciali. Molti effetti psichici comunemente visti in pz. reumatologici (es depressione e mancanza di autostima) sono diminuiti con trattamenti miofasciali.

SISTEMA LINFATICO

Abbiamo già visto l’importanza del sistema simpatico per la circolazione locale, la diffusione, il nutrimento e la rimozione dei prodotti di scarto dalle articolazioni reumatiche. Ma anche il sistema linfatico è particolarmente importante nella rimozione degli immunocomplessi dall’articolazione prima che questi possano danneggiarla. Questo trattamento inizia con l’apertura delle vie di drenaggio ed è una parte importante del trattamento osteopatico. Le guaine tendinee sono ricche di vasi linfatici e quindi il trattamento linfatico deve essere utilizzato nelle tenosinoviti. Se non si riesce a ridurre la congestione linfatica il contenuto di proteine promuove fibrosi ed ispessimento dei tessuti. Questo riduce il movimento, incoraggia la formazione di contratture intorno all’articolazione ed un’ulteriore compromissione del drenaggio linfatico. E’ noto che reazioni immunitarie che coinvolgono cellule locali sinoviali producono prodotti secondari che sono associati alla distruzione dell’articolazione in proporzione alla loro concentrazione nel liquido sinoviale. In alcuni casi severi è stata effettuata la linfoplasmaferesi per promuovere la diffusione di gradiente che è capace di eliminare gli immunocomplessi dalla sinovia. Costosi e pericolosi interventi chirurgici sul dotto toracico hanno dato beneficio in pz. con LES, miastenia grave e artrite reumatoide.

SISTEMA PARASIMPATICO

Il sistema parasimpatico non gioca un ruolo diretto sulla sintomatologia muscoloscheletrica nei pazienti affetti da LES, ma siccome il corpo è un’unità e la malattia ha effetti cronici e sistemici un aumento dell’attività del sistema parasimpatico è importante per supportare le funzioni viscerali del corpo.

PROTOCOLLO RIABILITATIVO

Un protocollo riabilitativo dove l’Osteopatia può essere inserita come aiuto per pz. affetti da LES deve includere i seguenti punti:

  • Educare il pz. riguardo il suo processo di malattia e sulla sua responsabilità nel portare avanti i programmi per mantenere la max funzionalità.

  • Provvedere ad un supporto psicologico qualora ci fosse la necessità.

  • Alleviare i dolori e il ciclo dolore-spasmo-dolore.

  • Diminuire lo stato infiammatorio.

  • Migliorare la nutrizione delle articolazioni.

  • Accrescere l’eliminazione di prodotti sinoviali residui.

  • Mantenere e/o incrementare la funzione articolatoria.

  • Correggere deformità esistenti e prevenirne di nuove.

INDICAZIONI OSTEOPATICHE

Riconoscendo le implicazioni multisistemiche di queste malattie la valutazione e il disegno di trattamento in ogni sistema è garantito da tecniche sui tessuti molli e periarticolari e con tecniche osteopatiche che proveranno a ridurre l’attività iperortosimpatica e aumentare il flusso di sangue nella regione.

Il trattamento osteopatico rivolto a rimuovere i segmenti facilitati aiuta ad alleviare il dolore e la sua percezione. Le articolazioni infiammate spesso reagiscono meglio a tecniche indirette e a manipolazioni fasciali specialmente quando cambiamenti strutturali prioritari possono aver reso ruvide e modificato le superfici articolari. Sono controindicati i "thrust" con potenziali sublussazioni patologiche.

In pz. con disturbi infiammatori le tecniche possono causare transitori aumenti del dolore articolare; se non passa dopo 2 ore circa, il dosaggio per quel pz. potrebbe essere stato eccessivo o la tecnica errata. Una dolenza più generale nei tessuti molli può succedere regolarmente; se non passa entro 24 ore significa che il paziente non è in grado di accettare in una singola visita gli stimoli proposti.

Dopo l’apertura delle vie di drenaggio linfatico e potenziando la pompa respiratoria diaframmatica, tecniche dolci di pompaggio articolare hanno mostrato speciali benefici nell’alleviare il dolore. Il valore di queste compressioni intermittenti è dimostrato dall’aumento della nutrizione locale che crea cambiamenti istologici nell’articolazione colpita da reumatismi con diminuzione della rigidità mattutina. E’ stato anche dimostrato che i più comuni e perpetuanti fattori associati a queste disfunzioni miofasciali sono i disordini posturali.